Machete (2011)

25.05.2011 20:03

 

 

Machete è un agente federale che si pensa sia morto in uno scontro con la banda del pericolosissimo boss Torrez. Ma non è così. Machete ha cercato rifugio in Texas dove viene coinvolto nell’attentato a senatore iperrazzista. Scoprirà di essersi infilato in un machiavellico complotto che vede lui come capro espiatorio. Ha contro il capo dei vigilantes Von, il perfido uomo di affari Booth e, ancora una volta, Torrez. Al suo fianco c’è solo Sartana Rivera, giovane e seducente ufficiale della squadra anti-immigrazione che ha compreso che non tutto è come sembra.
Robert Rodriguez è un sognatore che sfata la massima che vuole che sia bene non riuscire a realizzare i propri sogni perché si rischia di rimanere delusi. Il personaggio di Machete era nei suoi progetti da tempo e il finto trailer in Planet Terror non era altro che la manifestazione del bisogno del personaggio di diventare film. Ora il giustiziere butterato ha iniziato il suo percorso nei proiettori di tutto il mondo e si può affermare che l’operazione è perfettamente riuscita e che il machete/lama di luce è perfettamente affilato. Perché Rodriguez è abilissimo nel realizzare una sorta di work in progress in cui si mantiene un’unità di stile ma al contempo non smette mai di sorprendere il pubblico non per lo sterile e un po’ onanistico piacere che divora altri suoi colleghi ma per il piacere di fare cinema allo stato puro. Perché di questo stiamo parlando.
A partire dalla sequenza iniziale sino ad arrivare all’ultima inquadratura di un film in cui non ci sono ruoli cameo ma attori che si mettono in gioco come De Niro, Steven Seagal, Don Johnson facendo ironia su se stessi divertendosi (lo si percepisce) enormemente e divertendo il pubblico. Rodriguez non si accontenta però di ‘giocare’ con le immagini. Fa molto di più perché se il duro Machete “non manda sms” (salvo poi magari ripensarci) il geniale Robert manda un messaggio duro ed estremamente chiaro sul problema dell’immigrazione messicana negli States. Lo fa tenendo sempre presente che un conto sono le leggi e un conto è ciò che è giusto e che non sono solo le denunce ‘impegnate’ a poter smuovere le coscienze. Anzi, quelle di solito servono a convincere chi è già convinto.
Un entertainment in cui le mani mozzate impugnano ancora le pistole, in cui i tagliaerba assumono funzioni diverse dal giardinaggio e i monitor di controllo possono evocare immagini religiose può, per assurdo ma non tanto, fare di più. Rodriguez lo sa e non si risparmia. Si sente, in ogni singola invenzione, in ogni fotogramma, in ogni battuta il divertimento di chi (dopo essersi seduto sulla poltroncina del director) non ha dimenticato il piacere di essere spettatore. Muy bien señor Rodriguez!

 

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