Rio (2011)

Rio (2011)

 

 

Blu è un ara macao strappato in fasce alla giungla brasiliana dalla sconsideratezza e dai commerci illeciti dell’uomo. Trasferito nel freddo inverno del Minnesota in seguito a un incidente, viene soccorso e adottato da Linda, fanciulla appassionata di libri e della vita sedentaria. Addomesticato e cresciuto a cioccolata e biscotti, Blu è un pappagallo colto che sperimenta la vita tra quattro mura. Incapace di volare a causa della cattività, compensa la deficienza con l’ingegno e la fantasia. Raggiunta da Tullio, un ornitologo entusiasta, Linda scopre di essere la proprietaria dell’unico esemplare maschio della specie e di avere l’obbligo morale di concedere che il suo grazioso pennuto si accoppi con Gioiel, magnifica e sola femmina rimasta sul territorio brasiliano. Perplessi ma persuasi di fare la cosa giusta, Linda e Blu partono alla volta del Brasile per conoscere e innamorare una celeste ara. Nella giungla amazzonica e attraverso rocambolesche (dis)avventure, Blu scoprirà la propria identità, imparando ad amare e a volare.
Prima o poi doveva succedere, alla glaciazione segue il disgelo e all’alba sempre un nuovo giorno, magari in un continente altro, questa volta tropicale e pieno di colori. E proprio in Brasile e nell’esplosione di musica e allegria del carnevale di Rio è ambientata la nuova avventura della Blue Sky, fenomeno consolidato dell’animazione internazionale, che cerca con grazia digitale il proprio posto tra il design morbido della Pixar e le anime incantate dello Studio Ghibli. Archiviati almeno per il momento Manny, Sid e Diego, emarginati per carattere, circostanze o convenienza che cercavano il loro posto nel mondo e verso climi più temperati, il regista carioca gioca in casa, riconfermando protagonista un animale e rilanciando con un splendido pappagallo addomesticato. Un esemplare di ara macao (ben)educato che deve fare i conti con la personale inadeguatezza e con il pericolo di essere estinto e spazzato via dal commercio sconsiderato di animali domestici. Proprio come i suoi antenati preistorici, Blu non è perfettamente integrato nella propria specie e d’altra parte se lo fosse stato sarebbe rimasto quello che era, un essere uguale ai suoi simili di cui non valeva la pena raccontare la storia ‘a colori’. Invertendo lo schema dell’Era glaciale, questa volta è un essere umano ad adottare e a prendersi cura di un animale, Rio forma una famiglia eterogenea ma solida (e solidale), ribadendo daccapo che è più importante l’identità culturale, costruita attraverso le relazioni sociali e affettive, dell’appartenenza biologica. Se il desiderio di riproduzione e di una nuova famiglia in Blu è indotto (dall’ornitologo) e deve fare i conti con l’estinzione più che con l’imprinting, ovvero con l’impronta visiva che alcuni nidiacei ricevono appena nati, è pur vero che il protagonista piumato, costretto alla cattività, comprende in Brasile la propria specificità e accetta con trasporto di corteggiare la celeste Gioiel, trasformando i propri limiti (è ‘incapace’ di volare) in punti di forza. L’intenzione del volo, intuita nel Minnesota, consultata sui libri di aerotecnica e sperimentata lungo una pista di atterraggio fai da te, diventa urgenza sopra il cielo di Rio e dentro gli occhi di una pappagallina indigena fiera e indipendente, a cui il protagonista si dichiara maldestramente sul Bonde (un tram giallo che risale la città). Le loro azioni in cielo rinviano a quelle in terra e altrettanto romantiche di Linda e Tullio, che si scoprono innamorati tra una fuga, una samba e un’assunzione di responsabilità (e di concreta genitorialità: l’adozione di un bimbo delle favelas). L’infinita varietà di significati sottesi non inficia il divertimento e nemmeno delude il piccolo (anagraficamente parlando) pubblico di riferimento, a cui d’altra parte l’apprezzamento per le infinite sfumature offerte dalla natura e dalla cultura va insegnato e (di)mostrato. Rio ha uno stile spensierato e brillante, una comicità vivace e visiva che non ha bisogno di ammiccamenti e citazioni cinefile virate in parodia per risolversi e invitare a sorridere. Allo stesso modo l’uso giudizioso del 3D aggiunge unicamente stupore e meraviglia, profondità di campo e l’illusione che Blu e Gioiel volino lieti oltre il limite dello schermo. Perché prima della tecnologia viene sempre la storia e una schiera di interpreti frullanti che riversano nei nostri occhi la festa della vita e la pura bellezza.

 

QUALITA' OTTIMA

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