Durante la messa, l’ostia e il vino si tramutano in corpo e sangue di Gesù

 Affermazione immaginaria e infondata. Durante l’ultima cena, evento evangelico a cui si rifà il rito della messa, gli apostoli festeggiavano la pasqua ebraica e salutavano il maestro fraternamente riuniti a tavola, e non avrebbero mai accettato, come ebrei, i simboli di carne e sangue. Gesù indicò il pane e il vino non per volontà di cannibalismo (per la Chiesa, egli sarebbe ‘realmente e misteriosamente presente’ nel pane e vino consacrati, da mangiare allegramente ogni domenica), ma come simboli di lui e del suo messaggio, ‘cibo’ della felicità nel regno di Dio.paolo invece, apostolo di Gesù per averlo conosciuto.. in una ‘visione’, diffuse la credenza e il rito (1 Cor 11,24-27) attingendo da più antiche religioni (es. il culto di Attis e Mitra),e successivamente Luca, suo compare e anche lui per nulla un apostolo, glielo conferma nel suo vangelo, unico dei 4 («Fate questo in memoria di me», Lc 22,19).

Il dogma della transustanziazione (dal latino: cambio di sostanza) fu definitivamente dichiarato dal concilio di Trento.. appena 1500 anni dopo Cristo! E solo i cattolici sono obbligati a crederci, mentre altri rami dello stesso cristianesimo sorridono all’idea che nell’ostia dio sia presente fisicamente, pur ‘sembrando’ sempre pane. Ed è davvero difficile da credere: quale pezzo di Gesù si materializza? Un mignolo, un femore? O tutto Gesù? Sì, tutto tutto (Ccc 1374)! Cioè, tutto intero Gesù in un’ostia? Migliaia di nuovi Gesù ad ogni messa?? Beh.. boh.. bah!
La Chiesa ci dice che credere alla presenza di Cristo nell’ostia è una vera ‘sfida’ per la ragione umana.. Beh, certo che è una sfida! Lo è anche credere che ogni mio rutto crea una stella! Cioè, è durissima!!
 Ma loro non intendono proprio ‘capire’, quanto ‘accettare’.. Eh sì: non si può capire a caso, ma ci si può sempre sottomettere!

E poi andiamo, andiamooo: quel poveraccio di Gesù Cristo è stato già barbaramente sacrificato dal padre una volta, se vogliamo, non basta? No, dev’essere pure continuamente masticato.. (Catechismo, par. 1367). Che sadici, questi pretacci.


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